Ma anche NO

L’esito del Referendum sulla riforma della giustizia ha mostrato che esiste una maggioranza di elettori che si riconosce nella difesa degli equilibri tra ordini dello Stato così come sono stati delineati dai padri costituenti antifascisti.

Le forze politiche progressiste che si sono spese in questo senso stanno resistendo alla tentazione di attribuire a se stesse il successo di questo risultato e dell’ampia partecipazione che ha contraddistinto questa consultazione, a partire da una folta adesione giovanile, che ha smentito ogni pronostico. Diamo atto ai partiti progressisti di aver riconosciuto la necessità di rimettersi subito al lavoro, per stendere un programma condiviso, coinvolgendo attivamente la società civile, per tentare di dare voce a questo popolo.

Tuttavia dobbiamo notare con disappunto una diffusa, pervicace attitudine da parte di giornalisti, commentatori, opinionisti di ogni sorta di considerare come “notiziabili” e degne di interesse esclusivamente le primarie di coalizione. Questo atteggiamento mentale degli operatori dell’informazione, di dare massima importanza ai partiti e ai passaggi inerenti al “chi comanda” e minima o nulla alla società civile e al “fare cosa” è sbagliato, irrispettoso verso le forze civiche, deleterio per la democrazia.

Vorremmo fare capire al sistema mediatico italiano che se la gente corre al voto nel merito e fugge da quello elettivo c’è un perché ed è il momento di prenderne atto. La nostra gente cerca una degna rappresentanza e vuole sapere quali soluzioni ha da offrire la politica, solo dopo viene “chi comanda”. Pensiamo davvero di poter cambiare i risultati senza cambiare anche i fattori? Ma anche NO. La società civile ha fatto la differenza, in questa consultazione. Sarebbe il caso di smettere di snobbarla.

Noi, con la nostra associazione, aspettiamo di poterci confrontare sulle nostre proposte con le forze politiche disponibili, per cambiare le cose in meglio. I sondaggisti confermano, per l’ennesima volta, che l’astensione alle elezioni politiche come al Referendum si impenna tra i ceti più deboli e impoveriti, abbiamo delle idee per risollevarli, iniziamo a parlarne. Le primarie possono attendere.

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